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   “Io non sono razzista” nasce dal bisogno di far sentire una voce alternativa rispetto alle attuali politiche italiane in merito all’immigrazione. In un Paese sempre più multietnico, sentiamo l’esigenza di dare visibilità a pareri diversi da quelli maggiormente veicolati dai mass-media: l’immigrazione non è un pericolo da cui difendersi, ma una risorsa di ricchezza.
Il “pacchetto sicurezza” rappresenta il coronamento di una serie di campagne politiche e mediatiche volte a usare l’immigrazione come capro espiatorio di tutti i problemi dell’Italia. Il testo prevede la possibilità, per i cittadini più “volenterosi”, di organizzarsi in “ronde” per tutelare la sicurezza dei loro quartieri; l’istituzione del reato di immigrazione clandestina, passibile di multe dai 5.000 ai 10.000 Euro con obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali; il passaggio da 60 a 180 giorni del periodo di detenzione per gli immigrati nei Centri di Identificazione ed Espulsione (ex Centri di Permanenza Temporanea), mentre chiedere la cittadinanza costerà 200 Euro e il permesso di soggiorno da 80 a 200; è prevista una pena per chi affitta case o locali ai clandestini.
E’ importante sottolineare che queste norme violano i più basilari diritti dell’uomo: quello alla salute e quello all’istruzione.
Medici e insegnanti rientrano infatti nella categoria dei pubblici ufficiali, questo significa che saranno obbligati a denunciare i loro pazienti e allievi irregolari.
Si viene così a creare un mondo di “invisibili”, persone che vivono e lavorano nel nostro stesso territorio, ma ai quali sono negati gli stessi diritti di cui noi godiamo.
Allo stesso tempo diventerà impossibile per le donne clandestine sia il partorire assistite da personale medico che il registrare all’anagrafe la nascita dei propri figli. La paradossale conseguenza sarà che questi bambini diventeranno così adottabili.
Le campagne politiche e mediatiche che hanno preceduto il Decreto e che sono state riproposte in occasione delle recenti elezioni europee e amministrative sono volte a esasperare la legittima esigenza di sicurezza dei cittadini e propongono la semplicistica associazione “immigrazione=delinquenza”, scatenando razzismo e xenofobia.
Queste conseguenze sono aggravate dal fatto che in Italia non esistono movimenti d’opinione che possano esprimersi con la stessa forza in direzione alternativa: nonostante alcuni esponenti dell’opposizione politica, la CEI e numerosi intellettuali si siano pronunciati contro queste misure, le loro non sono che flebili voci in un contesto di crescente razzismo e paura o di generale indifferenza e disattenzione.
La violenza a sfondo razzista diventa così sempre più frequente, è entrata perfino nel linguaggio giovanile e si sta trasformando in moda per i più giovani e disorientati. I risultati delle recenti elezioni europee, che hanno visto in Italia e in molti altri Paesi l’affermarsi di partiti e movimenti xenofobi, confermano la necessità di affermare una cultura del dialogo e della nonviolenza a tutti i livelli.
“Io non sono razzista” intende fornire un punto di vista meno scontato perché la realtà è complessa e ricca di sfaccettature e non potrà mai essere rappresentata da un pregiudizio.
Innanzitutto molti sembrano ignorare che l’economia italiana non può più fare a meno della presenza degli immigrati: basta pensare alle badanti e agli operai che svolgono mansioni che pochi italiani sono ormai disposti a ricoprire.
Non si deve dimenticare inoltre che l’Europa in generale e il Mediterraneo in particolare sono il frutto di un rimescolarsi continuo di culture diverse, originato anche dalle migrazioni di popoli che fin dall’antichità hanno caratterizzato il nostro continente.
Peraltro fino a qualche decennio fa erano gli italiani a “fare paura” a statunitensi, australiani, francesi, belgi e molte altre nazioni che guardavano a noi con gli stessi pregiudizi che oggi riserviamo ai nuovi migranti. Eravamo mossi dalle stesse ragioni poiché nessuno abbandona volentieri la propria terra: chi commette il “reato” di immigrazione clandestina cerca di sfuggire alla guerra, alla fame, alla siccità e alle malattie che affliggono i paesi di origine e che sono tante volte causati dalle politiche economiche dell’Occidente ricco e “sviluppato”.
Stupisce che un governo così attento alle radici cattoliche dell’Italia e dell’Europa e che si mostra così tenace nella difesa del diritto alla vita in ogni sua forma sembri ignorare i principi più basilari della solidarietà evangelica, attirandosi i rimproveri della CEI.
Non è solo la voce del mondo cattolico a levarsi contro queste politiche, visto che anche l’Europa e l’Onu hanno dimostrato la loro disapprovazione e preoccupazione nei confronti di norme discriminatorie e che violano i più fondamentali diritti dell’uomo.
La nostra campagna vuole proporre un’immagine diversa dell’immigrazione: per noi la diversità è ricchezza. Vogliamo dare un peso mediatico e sociale all’opinione di tutti quei cittadini italiani che non hanno paura e che, lungi dal sentirsi rappresentati da politiche xenofobe, amerebbero vivere in un paese dove l’integrazione tra culture e genti diverse sia riconosciuta e tutelata dalle istituzioni, dove i temi sociali non siano oggetto di strumentalizzazione ma di confronto al fine di essere gestiti nel modo migliore a livello politico e etico, dove i diritti umani vengano sempre rispettati.
Non mettiamo in dubbio la difficoltà che una comunità può incontrare nel gestire grossi cambiamenti sociali come quelli derivati dall’essere diventati un paese meta di immigrazione: proprio per questo è importante, secondo noi, mettere il tema al riparo da populismi e allarmismi, mostrare che questo fenomeno sociale è affrontabile in modo positivo e non rappresenta necessariamente una minaccia, in modo che si possa guardare alla situazione attuale con maggiore lucidità, criticità e speranza.
Il pregiudizio etichetta in una sola facile equazione un’intera categoria sociale, ma noi sappiamo bene che ogni persona conta per sé ed è portatrice di una sua individualità fatta di progetti, sogni e paure che la accomunano a ogni essere umano. Per questo intendiamo difendere i diritti di ogni essere umano a essere rispettato e tutelato nei suoi bisogni primari in ogni luogo e posizione egli venga a trovarsi. Per questo vogliamo contribuire alla costruzione del futuro di una società dinamica, fatta di tante culture e tante etnie come la sua storia.
Le attività
La campagna “Io non sono razzista” prevede la realizzazione di una serie di attività attraverso le quali far emergere la realtà multietnica in cui viviamo quotidianamente; denunciare ogni forma di razzismo e discriminazione, manifesta o larvata; ricercare la convergenza di individui, associazioni, movimenti d’opinione, organizzazioni e istituzioni che operano, attraverso la metodologia della nonviolenza, nella stessa direzione, per ottenere la visibilità necessaria a produrre una cultura basata sulla conoscenza dell’”altro”, sul dialogo e sulla solidarietà.
Il primo passo è raggiungere le 10.000 adesioni; abbiamo scelto di documentarle fotograficamente perché per noi sono il simbolo di quella parte della società civile italiana che prende le distanze dalla xenofobia dilagante.
Ci proponiamo di organizzare momenti di sensibilizzazione, conferenze e dibattiti aperti alla cittadinanza sui temi dell’immigrazione e del razzismo, nonché attività di volantinaggio e banchetti informativi sui fenomeni sociali in questione e sulle nostre iniziative.
Pensiamo inoltre alla realizzazione di serate a tema, concerti, momenti di divertimento e attività di animazione per i bambini. Per il futuro, prevediamo anche l’organizzazione di momenti di dialogo e attività a tema nelle scuole.
Stiamo infine realizzando una mostra fotografica che raccolga scatti di vita quotidianamente multietnica nella città di Torino, per palesare come in molte realtà l’integrazione sia un fatto già esistente, da accrescere e non da combattere.
Infine, chiunque aderisca alla campagna “Io non sono razzista” è invitato a partecipare attivamente all’organizzazione delle attività e proporne altre: ci riserviamo quindi di aggiungere nuove iniziative, nel momento in cui queste risultino conformi ai principi di nonviolenza e solidarietà in base ai quali operiamo.
INFORMATI E ADERISCI!
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